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LC NARNI. CONVEGNO “GRAND TOUR DELL’UMBRIA MERIDIONALE: DALLE OPERE DEI ROMANI SINO AI LUOGHI DEI PLENARISTI”

LC NARNI. CONVEGNO “GRAND TOUR DELL’UMBRIA MERIDIONALE: DALLE OPERE DEI ROMANI SINO AI LUOGHI DEI PLENARISTI”
16 giugno
16:56 2017

Il convegno si è svolto sabato 10 giugno 2017, presso la Sala dello Zodiaco di Palazzo Petrignani ad Amelia ed è stato aperto dal Cerimoniere Paolo Spaccatini che ha dato la parola al Presidente Carlo Capotosti per il saluto ai relatori ed al pubblico.
Ha poi portato il saluto la Sindaco di Amelia Laura Pernazza che ha ringraziato il LC Narni per l’occasione e per il restauro del dipinto “Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese”. Pernazza ha poi ricordato come la valorizzazione dei beni culturali sia sostanziale nel programma di governo dell’Amministrazione, la quale tra l’altro intende valutare la candidatura delle mura poligonali come patrimonio UNESCO.
Un altro indirizzo di saluto è stato svolto anche dal PDG Tommaso Sediari, che ha evidenziato come il Lionismo, conosciuto soprattutto per la sussidiarietà, si in realtà altrettanto attento alla cultura e alla valorizzazione e tutela dei beni artistici. Un sensibilità questa fondata sulla convinzione che la conservazione della storia e della memoria possano aiutare i contemporanei a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia. Sediari ha quindi concluso esortando la creazione di un pacchetto di marketing territoriale che sappia sfruttare i “prodotti” della cultura, quelli tipici ecc. di cui l’Umbria Meridionale è ricca al fine di rafforzare lo sviluppo economico e sociale.
La prima della relazioni, quella del Prof. Roberto Stopponi ha parlato delle peculiarità del territorio narnese-amerino in età romana, evidenziando innanzitutto l’disomogeneità delle vicende storiche di un così vasto territorio, che si estende dalla Conca Ternana ad oriente fino ai Monti Martani a settentrione.
Stopponi ha ricordato che gli studi della protostoria locali sono poco sviluppati ma comunque sufficienti per considerare che la Conca Ternana abbia avuto un ruolo di indubbio rilievo per i contatti fra la vallata del Tevere e l’area appenninica, come area di passaggio obbligato e di mediazione dei flussi commerciali tra Piceno meridionale ed Etruria settentrionale, lungo un asse viario che si toccava Terni, Orvieto e Chiusi, e che si può identificare come un tratto della posteriore via Amerina.
Ha poi focalizzato l’attenzione sul fenomeno della romanizzazione di questi territori, nell’ambito del quale si ufficializzano i rapporti tra Romani ed Umbri, con il passaggio da una società a strutturazione di tipo arcaico ad una organizzazione politico-sociale più evoluta alla base della quale si pongono le alleanze tra le due popolazioni. È seguita un’attenta disamina del processo di urbanizzazione seguendo l’evoluzione della viabilità principale (via Flaminia) e secondaria (via Amerina) dell’area, nonché l’asse di mobilità fluviale rappresentato dal Tevere.
In questo periodo le mura subiscono ampliamenti ed è attestata un’importante attività edilizia con emergenza monumentale: le grandi costruzioni di Otricoli, il Ponte di Augusto a Narni, le opere idrauliche come le cisterne di Amelia e Narni, gli edifici per spettacoli e l’edilizia privata che raggiunge un alto livello di perfezione.
La restante parte della relazione del Prof. Stopponi è stata dedicata alla disamina separata delle vicende storico urbanistiche di Amelia e Narni. In particolare ha ricordato il ritrovamento, nel 1963 nella campagna di Amelia, di un’ara funeraria al cui interno c’erano le parti della celeberrima statua, dell’imperatore Germanico. Parimenti per Narni e il suo circondario il sistema dei ponti lungo il percorso della Flaminia, soprattutto quello d’Augusto (costruito nel 27 a.C.), divenuto nei secoli XVII e XVIII secolo uno dei soggetti paesaggistici preferito dai pittori del Grand Tour. Questo ponte, dopo il crollo, si trasformò in un vero e proprio silenzioso convitato di pietra, testimone del passato della grande Roma, e perciò affascinò stuoli di artisti come ad esempio il francese Corot, che lo ritrasse con ancora sullo sfondo la pianura ternana.
La successiva relazione svolta dalla storica dell’arte, Prof.ssa Maria Letizia Paoletti, ha trattato della Via Flaminia come asse di sviluppo culturale e di incontro degli artisti con l‘Umbria Meridionale. La Paoletti è partita dalla considerazione del fatto che seppur l’Umbria Meridionale nel Cinque e Seicento, rappresentava l’ultima tappa del viaggio che gli eruditi europei compievano per recarsi a Roma, tuttavia in realtà il fenomeno del cosiddetto “Grand Tour” era iniziato molto tempo prima. A ciò si somma l’altra riflessione circa il ruolo della Via Flaminia, la quale era l’unica che arrivava direttamente al centro della Città di Roma.
Ad esemplificazione di questo tipo di viatico la Paoletti ha narrato la vicenda che è testimoniata da una singolare ed affascinante opera d’arta, vale a dire il quaderno illustrato sulla vita del pittore Taddeo Zuccari (1529-1566), peraltro narrata anche dal Vasari, realizzato dal fratello Federico Zuccari. Le tavole del Quaderno raccontano la vita di Taddeo a aprire dal viaggio da S. Angelo in Vado (Urbino) a Roma dove egli si recò per dare inizio al suo lungo e faticoso apprendistato per intraprendere il mestiere della pittura.
Nel Quaderno, in effetti, la parabola umana di Taddeo passa dalla sofferenza, umiliazione, difficoltà di ogni genere, che lo portano anche alla malattia (e quasi follia), per poi avere un esito positivo grazie al sacrificio e alla perseveranza. Il monito che se ne trae è rivolto principalmente ai giovani di talento, i quali debbono credere in se stessi e andare avanti senza lasciarsi scoraggiare, per potersi infine affermare.
La relazione del Prof. Franco Passalacqua, artista e accademico presso le Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, ha indagato le vicende dei Plenaristi con i luoghi ritrovati della valle incantata, ossia la Valnerina ternana. I Plenaristi erano un gruppo di pittori ed altri artisti figurativi che veniva essenzialmente dal Nord Europa. In un periodo storico, gli anni tra il Settecento e l’Ottocento, nel quale il Grand Tour era ormai una vicenda relegata un po’ margine. Essi erano soprattutto attratti dalla luce mediterranea e dalle bellezze naturalistiche e stoico artistiche. Nel territorio della Valle Ternana la loro attività diede vita ad una sorta di via dell’arte che si sviluppò lungo il Fiume.
Passalacqua ha parlato del divenire di questi artisti, che inizialmente si recarono a Roma per ritrarre le vestigia della classicità e che però quando uscirono dai loro studi e atelier e vennero nella Penisola restarono abbagliati e affascinati dalla natura e la luce. Cominciarono così a dipingere in una maniera nuova, il “plein air” per l’appunto, scompaginando le regole fin lì seguite. Essi di norma arrivavano direttamente a Roma ma poi si diffondevano progressivamente in tutte le località intorno alla Città Eterna, muovendosi in gruppi, come fossero una sorta di comunità d’intenti e specializzandosi nel riprodurre tutti le stesse cose nelle medesime località. In questo loro itinerario i luoghi più a nord ove giungevano erano le località di Marmore, Papigno, il Lago di Piediluco e il Ponte di Augusto. A loro modo, pertanto, si può affermare che seguissero le tracce del Grand Tour, in particolare viaggiando sulle orme dei Vedutisti italiano. Per questa vie, inoltre, è di fatto possibile ricostruire, in molti casi, il punto esatto dal quale i pittori si sono seduti per dipingere i loro capolavori. Per queste ragioni, ha sottolineato Passalacqua, si tratta in assoluto delle prime immagini quasi “fotografiche” nella storia dell’umanità – fatto questo di enorme importanza per i progetti di valorizzazione turistica -, che cioè ripropongono il paesaggio con grande fedeltà. Le opere del Plenaristi sono centinaia, molte ancona da scoprire e catalogare, e sono esposte in oltre sessanta musei nel mondo.
Passalacqua ha concluso informando che il progetto sui Plenaristi, sostenuto dalla Fondazione CARIT, dopo la grande mostra inziale, è tuttora in corso e consta dell’allestimento di un museo diffuso della pittura en plein, di un documentario che racconta la storia di questi pittori europei ed un fondamentale archivio virtuale delle loto opere (www.plenaristi.beniculturali.it).
Le relazioni dei rappresentanti del MIBACT Francesca Condo’, Fabio Pagano, e Federica Zalabra, nell’ambito del convegno, hanno portato una prospettiva molto interessante su come agire territorialmente per valorizzare il patrimonio culturale. I relatori sono scesi nello specifico dei temi non limitandosi ai principi generali. Così ad esempio hanno sviscerato la relazione tra i beni e attività culturali ed il turismo, nella prospettiva dell’attuazione del piano strategico del turismo. Un esempio che è stato citato è quello del protocollo di valorizzazione del sistema museale di Siena, con riferimento alle sue prime attuazione che mirano ad una migliore organizzazione dei musei esistenti ed a omogenizzare e definire meglio le modalità di allestimento, anche con spostamenti di reperti e opere tra luoghi espostivi e siti e unificare della bigliettazione. Un’esperienza che può essere considerata l’apripista del programma ministeriale di incentivazione dei poli museali regionali.
Un altro esempio virtuoso che è stato presentato è quello del progetto “Alta Via dei Musei della Magna Grecia: da Taranto a Reggio Calabria”, che pure agisce al fine di creare un’offerta per il turismo slow. Più in generale i relatori hanno fornito le linee guida di un possibile programma operativo che le amministrazioni locali e gli altri attori territoriali potrebbero implementare, una sorta di vademecum per aumentare e qualificare l’offerta, a patto di mettere in campo la necessaria capacità di fare rete.
Tirando le conclusioni finali, il PDG Prof. Bruno Ferraro, ha ringraziato tutti i relatori ed i presenti, mettendo in risalto come sia emerso un quadro confortante circa le grandi potenzialità dell’Umbria Meridionale, territorio ricco di valenze storiche, artistiche, architettoniche, naturalistiche, paesaggistiche e ambientali, con centri urbani di assoluto valore e fascino come Narni e Amelia. Queste peculiarità potrebbero essere studiate, comunicate, promosse e valorizzate, anche ipotizzando percorsi per la candidatura UNESCO, per giungere ad una chiara e condivisa strategia di sviluppo delle attività di valorizzazione culturale, ambientale e turistica di beni e risorse che il territorio dell’Umbria Meridionale possiede.
Al termine dei lavori convegnistici si è celebrata la cerimonia di consegna alla Città di Amelia dell’opera “Il Tempio di Esculapio di Villa Borghese”, che si trova collocata nella Sala Rossa di Palazzo Petrignani e consiste in un sovra porta dipinto del XIX secolo.
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