CREC: Il miglioramento del cavaliere. – Lions Club – Distretto 108 L

CREC: Il miglioramento del cavaliere.

4 marzo 2015, 9:41

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Carissimi amici,

a seguito dei numerosi quesiti posti da più parti sull’attività del CREC e sui suoi benefici, ritengo opportuno tornare sull’argomento anche perché, guarda caso, proprio in questi giorni è accaduto un fatto definito “straordinario “ per la gioia e la commozione suscitata in tutti gli interessati: cavaliere, genitori, operatori e sottoscritto. L’avvenimento riguarda un giovane con gravi problemi percettivi e conseguenti tratti autistici che frequenta il C.R.E.C. dal 2012. Nel nostro caso, il ragazzo non vedente pur cavalcando aveva un approccio difficile con il cavallo che rifiutava di toccare e, se lo faceva, era di malavoglia. Sino a quando il 18 febbraio u.s., dopo esserne disceso al termine del suo percorso in campo, lo ha improvvisamente e ripetutamente abbracciato, baciato, accarezzato, esplorato con intensità ed energia. Oltre a ciò, ha colpito tutti la sua espressione gioiosa, la distensione dei tratti del viso e un suono gutturale come se volesse esprimersi verbalmente, cosa che non è in grado di fare. Questo momento di suo alto coinvolgimento emotivo ha toccato profondamente i presenti richiamando l’attenzione anche dei più distratti. Non posso descrivere la gioia dei genitori del cavaliere di fronte a tale fatto sorprendente perché ci vorrebbe la penna di un abile scrittore per descrivere lo stato d’animo di chi osserva un cambiamento che sottolinea il risultato di anni di lavoro e l’inizio di un nuovo percorso di presa di coscienza di sé e dell’altro in chi non può né vedere né parlare. Il giovane ha iniziato, così, un nuovo modo di comunicazione non verbale, tanto atteso da tempo, specie, dai suoi cari. Questo è uno degli esempi che ci consentono di affermare che il C.R.E.C. con la sua attività può dimostrare che i propri utenti ottengono anche miglioramenti relazionali, di presa di coscienza e contatto con la realtà e non solo psico/fisici ormai comprovati da tempo. Posso senz’altro confermare che l’uso dello strumento cavallo ha degli effetti benefici, ribadendo, tuttavia, che non è l’animale in sé ad operare il cambiamento, ma l’osmosi operativa, ovvero la simbiosi, che viene a crearsi tra tutte le componenti che interagiscono per il bene del cavaliere: operatori, cavallo, paziente, ambiente e genitori. Riguardo a questi ultimi, più dettagliata è la narrazione alla direttrice tecnica delle manifestazioni in positivo o in negativo che l’allievo palesa in casa, a scuola, con gli amici, più efficace e personalizzato sarà il percorso terapeutico. L’osservazione ci porta ad affermare che il quid che ha determinato la reazione psico-relazionale nel ragazzo, è l’utilizzo di uno strumento irrinunciabile, dal valore terapeutico, qual è il cavallo con la sua maestosità e il suo incedere elegante ( al riguardo consiglio di visitare il sito www.creanire.com ). Attraverso di lui, durante l’attività equestre, vengono messi in atto tutti gli accorgimenti terapeutici utili a fare leva su quelle che vengono definite le “capacità residue” dell’individuo che presenta palesi deficit motori, psicologici o psico-motori , relazionali. (al riguardo invito i lettori a sfogliare la brochure pubblicata sul sito DISTRETTO 108L – ITALIA al fine di comprendere meglio il significato scientifico dell’attività del C.R.E.C). Quando parlo di valore terapeutico mi riferisco sia all’attività in campo svolta dai nostri operatori che utilizzano il Metodo Globale Riabilitativo per mezzo del Cavallo sia ai colloqui individuali con i genitori e, se possibile con lo stesso allievo, tenuti dalla direttrice tecnica. La necessità di questa comunicazione è per l’importanza di ricevere un feedback sul lavoro in campo. Ascoltare le osservazioni fatte dai familiari sul comportamento tenuto dal giovane, in ambienti diversi dal maneggio, è indispensabile per adeguare, o continuare, il progetto iniziale disegnato dagli operatori per lui. L’obiettivo principale del CREC non è farne un cavaliere, ma una persona che nel limite delle proprie capacità raggiunga il massimo rendimento delle potenzialità fisiche, psicologiche, relazionali per una qualità di vita migliore per lui e per chi lo assiste.

Gen. Tommaso Bruni

CREC 2

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